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LA MUSICOTERAPIA SECONDO
IL MODELLO BENENZON


Gruppo di Magister nel Modello Benenzon - con il Prof. Rolando Benenzon e la Prof. Gabriela Wagner (Buenos Aires, 2008)




Durante il IX Congresso Mondiale di musicoterapia realizzato a Washington – USA - nel 1999,

il modello Benenzon fu riconosciuto come uno dei cinque modelli più importanti.

Il Prof. Benenzon cominciò a sviluppare questo modello nel 1969.

Dopo 35 anni di applicazione clinica, formazione e supervisione di un grandissimo numero di

musicoterapeuti sparsi in svariati paesi dell’America latina e dell’Europa,  continua ancora oggi a 

strutturarlo ed organizzarlo per dargli una sempre più profonda consistenza scientifica. Il substrato

teorico si base sulle idee di autori quali Freud, Jung, Watzlawick, Konrad, Lorenz , Fiorini,

Winnicott, tra gli altri, e sugli interessantissimi studi sulla musica e l’oggetto sonoro di P.Schaeffer,

C. Sachs, M Shaffer, ed altri riguardanti l’educazione musicale, come Willems, Dalcroze, Kodaly,

Orff, Martenot etc.






Cliccare  qui  per vedere il video ufficiale della
Fundacion Benenzon (Buenos Aires - Argentina)





Di seguito, vengono elencati alcuni concetti del Modello:

    Iso - Principio dell’iso - Iso universale - Iso gestaltico - Iso culturale

    Iso complementare - Iso in interazione - Iso ambientale

    Iso gruppale - Iso familiare - Iso comunitario - Iso transculturale

    Oggetto intermediario - Oggetto integratore - Oggetto difensivo

    Oggetto catartico - Oggetto provocatorio - Oggetto incistato

    Oggetto di silenzio e pausa - Utilizzo dell’acqua

    Strumenti ad acqua - Associazioni corporo/sonoro/non verbali

    Fenomeno totemico - Micro fenomeni totemici

    Musicoterapia didattica - La storia della vita nel non verbale

    Musicopsicoterapia




La caratteristica di questo glossario è quella di porsi come punto cardinale alle numerose teorie

musicoterapeutiche e rendere il Modello una metodologia flessibile
in cui il  musicopsicoterapeuta

(Mpt) abbia la possibilità di sviluppare la propria personalità all’interno di un quadro scientifico.



La musicopsicoterapia (Mpta) è come una psicoterapia, una terapia relazionale non verbale che

s’interessa principalmente dell’uomo e non necessariamente del paziente. Pertanto,
il Modello

Benenzon apre un nuovo orizzonte alla musicoterapia, che sino ad oggi è stata considerata

soprattutto una tecnica terapeutica destinata a persone malate.



Il prof. Benenzon considera che gli obiettivi della musicoterapia possano avere una portata più

ampia, nella prevenzione primaria e nel miglioramento della qualità della vita dell’essere umano.



Durante gli anni ha concepito quattro definizioni di musicoterapia, derivate direttamente dalla sua

esperienza clinica. La definizione più attuale è:




La musicopsicoterapia è una psicoterapia non-verbale che utilizza

le espressioni corporo-sonoro-non verbali
per sviluppare un vincolo relazionale tra il

musicopsicoterapeuta e le persone che necessitano del suo aiuto per migliorare la qualità di vita e

riabilitarsi e recuperarsi per la società ed anche per produrre cambi
socio-culturali-educativi

nell’ecosistema ed attuare una prevenzione primaria per la salute comunitaria.”






set strumenti di musicoterapia (G.O.S. = Gruppo Operativo Strumentale)




AMBITI DI TRATTAMENTO MUSICOTERAPICO
 
-    Anoressia;

-    Prevenzione primaria (scuole, ospedali, R.S.A., integrazione ed
inserimento di minori in contesti scolastici e comunitari );


-    Ansia da stress;

-    Autismo;

-    Alzheimer;

-    Bambini prematuri;

-    Consapevolezza;

-    Deficit attentivi;

-    Depressioni;

-    Demenze;

-    Disabilità motorie;

-    Disturbi del comportamento;

-    Disturbi dell’umore;

-    Dolore cronico;

-    Gravidanza, e post-parto;


-    Insonnie, iper e parasonnie;

-    Iperattività;

-    Ipoacusia;

-    Parkinson;

-    Psicosi e patologie psichiatriche;

-    Problematiche emotivo - affettive;

-    Sindrome di down;

-    Stati vegetativi e Coma.






Il prof. Rolando Benenzon durante la riunione dei Magister di Madrid del 2009



Dr. Prof: ROLANDO BENENZON

Nato a Buenos Aires (Argentina) nel 1939, rappresenta la massima autorità mondiale nel campo

della musicoterapia e della sua applicazione nell’autismo, pazienti in coma, Alzheimer, nella

formazione professionale e nella ricerca.


1962, Medico-Psichiatra, Facoltà di Medicina – Università di Buenos Aires.


1966 - ad oggi, Medico Consulente, Servizio di Psichiatria - Ospedale Municipale J.Penna.


Formazione in psicoanalisi e in tecniche psicodrammatiche.


Musicista e Compositore.


Fonda nel 1966 il corso di Musicoterapia presso la Facoltà di Medicina dell’Universidad del

Salvador di Buenos Aires.


Cofondatore delle Associazioni di Musicoterapia del Brasile, Uruguay, Perú, Messico, Ecuador,

Spagna e Venezuela.


Supervisore delle più importanti scuole internazionali di Formazione in Musicoterapia: Italia,

Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Brasile e Argentina.


Ha realizzato seminari in 25 paesi del mondo. Presidente del II° Congresso Mondiale di

Musicoterapia.


Cofondatore della World Federation of Musictherapy, della quale fu il primo presidente.


La “Fundaciòn Benenzon de Musicoterapia para la salud comunitaria” è a Buenos Aires.






Buenos Aires 2008 - Il Prof. Benenzon consegna il diploma di Magister ad Alberto Ezzu




ALBERTO EZZU

Nel 2002 Alberto Ezzu si diploma in musicoterapia con la votazione di 30/30 presso la scuola APIM

di Rivarolo Canavese presentando la tesi “Intervento sonoro-musicale su pazienti in coma”, con

relatori il Prof. Giuseppe Scarso, ricercatore del Dipartimento di Neuroscienze, Sezione Psichiatria

dell’Ospedale San Giovanni Battista di Torino, e il Dott. Gerardo Manarolo, psichiatra e

musicoterapeuta, presidente dell’A.P.I.M.


Con il Prof. Giuseppe Scarso collabora ad alcuni progetti all’interno dell’Ospedale Molinette di

Torino. Tra questi, un lavoro con pazienti psichiatrici presso un Centro di salute mentale e un

intervento con pazienti in coma acuto all’interno del Reparto Unità Terapia Intensiva di Anestesia e

Rianimazione 3. Sempre insieme al Prof. Scarso, pubblica alcuni articoli sui quaderni italiani di

musicoterapia, Musica et Terapia.


Nel 2003, insieme ad alcuni musicoterapeuti e al Prof. Rolando Benenzon, fonda il Centro

Musicoterapia Benenzon Italia in cui riveste il ruolo di responsabile del settore Formazione e

Tirocinio sino a tutto il 2008. Ottiene la specializzazione in Tecnico del Modello Benenzon con la

votazione di 100/100 presentando, assieme alla Dott.ssa Alice Visintin, la tesi “Progetto di

Musicoterapia di Comunità: favorire l’integrazione di minori stranieri residenti in Italia”. Segue un

percorso di formazione permanente direttamente con il Prof. Rolando Benenzon. A Buenos Aires,

nell'agosto 2008, diventa Magister e Supervisore nel Modello Benenzon


Lavora nel campo dell’alzheimer, demenza, psichiatria e coma presso istituzioni private, R.S.A. e il

Cottolengo di Biella. Tiene seminari sulla tecnica del canto difonico. E’ co-autore con il Dott.

Roberto Messaglia del testo “Introduzione alla Musicoterapia”, edito da Musica Practica nel 2006, e

autore del testo “L’Ascolto Cantato – Dal Silenzio al Respiro, dalla Voce al Canto degli Armonici”

inserito in “Musica tra neuroscienze, arte e terapia” edito da Musica Practica nel 2007. Nel 2009

fonda l'associazione Arte, Cura e Trasformazione - Progetti per la Terapia, e nello stesso anno esce

per Musica Practica "Il Canto degli Armonici - storia e tecniche del canto difonico",  con CD

allegato.





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TEORIA DEL MODELLO BENENZON

Dal momento preciso in cui l’ovulo si unisce allo spermatozoo e si forma il primo fenomeno di vita,

quest’ultimo si trova immerso in un universo di vibrazioni, suoni, movimenti e silenzi.


A sua volta, questo primo uovo porta con sé una serie di elementi sonori, di vibrazioni, di

movimento e di silenzi che rimangono inscritti (impressi) nelle più infinite strutture di quell’ovulo e

di quello spermatozoo che lo ha sviluppato. Infinite strutture dinamiche in perpetuo movimento

generando energia propria si incontrano nel primo embrione che si va sviluppando a vertiginosa

velocità.


Sono molteplici micro-atomi che si vanno complementando tra loro configurando sistemi energetici

individuali che crescono a mano a mano che passano tempo ed esperienza. Questi sistemi sonori,

di movimento e di silenzio, generati a loro volta da tutta la dinamica dei movimenti ed equilibri e

squilibri degli altri sistemi di micro-atomi ricreano il modello originale e primario, il vero prototipo,

l’archetipo.


Questo archetipo, Jung lo pensò sotto forma di immagini (immagini arcaiche primordiali), di

simboli, di suoni; dimenticò che in loro si trovano in primo luogo il suono, la vibrazione il

movimento e il silenzio. Anche Freud dimenticò che nell’inconscio della psiche fetale l’elemento

primario è costituito dal movimento del suono e delle vibrazioni e del silenzio degli stessi

microatomi che costituiscono il substrato fondamentale dell’esistenza.


Questa dimenticanza viene chiamata ISO.



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ISO è formato dalla lettera I che significa: Identità, e SO che vuol dire: Sonoro. Pertanto,

riferendoci all’ISO, si parlerà di Identità Sonora.


ISO in greco significa: uguale.


L’ISO (Identità Sonora) si struttura in ogni essere umano seguendo una legge definita e uguale,

però la dinamica energetica che si sviluppa è diversa tra un essere umano e l’altro.


Prima di sviluppare in profondità questi concetti definiremo ciò che è l’ISO e ciò che è il principio di

ISO. Si chiama ISO (Identità Sonora) il cumulo di energie e il suo processo dinamico formato da suoni, movimenti e

silenzi che caratterizzano ogni essere umano e lo distingue da un altro. E si chiama Principio di Iso quel

principio della musicoterapia che dice: per aprire canali di comunicazione tra un paziente e il musicoterapista è

necessario riconoscere gli ISO del paziente e metterli in equilibrio con quelli del musicoterapista.


Questo principio di Iso è anche presente nei processi di comunicazione più primitivi ed essenziali

come quello di una mamma con il suo neonato dove istintivamente la madre apre canali di

comunicazione con il suo bimbo proprio perché cerca di uguagliare, o già lo sono per continuità con

la vita fetale, i suoi propri processi energetici con quelli che riceve dal suo bambino. Nella psiche

fetale, dove tutto è Inconscio, Freud descrisse tre caratteristiche fondamentali delle energie che si

incontrano: atemporalità, assenza di logica ed assenza del principio di contraddizione. Quando

Freud parla di atemporalità, non intende dire assenza di tempo ma una forma particolare di

tempo.


Queste caratteristiche formano parte degli aspetti dei micro-atomi che sostentano i suoni, i

movimenti, i silenzi.


Possiamo dire che nell’Inconscio della Psiche Fetale si trovano due substrati chiaramente

differenziati di dinamiche energetiche.



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Uno lo chiamiamo Iso Universale e l’altro Iso Gestaltico.


L’ISO Universale (IU) è il vero archetipo corporo-sonoro-musicale, formato dall’eredità

ontogenetica e filogenetica.


Dobbiamo supporre che durante millenni, i fenomeni corporo-sonoro-musicali hanno stimolato in

forma ripetitiva e quotidiana l’essere umano. Questi stimoli provocarono percezioni, sensazioni che

si andarono

annidando dinamicamente nell’inconscio di ogni individuo.


In questo modo si andò formando l'Identità Sonora Universale che caratterizza la razza umana e

che è stata tramandata da individuo a individuo fino ai nostri giorni. Sarebbe come un deposito

energetico di suono, movimento e silenzio forgiatosi nel corso dei millenni che contiene i modelli

originali e primari, i veri prototipi che tutti possediamo e che, nella pratica clinica, osserviamo

proprio in quegli esseri umani che la sofferenza psicologica trascina verso la psicosi, l'autismo, la

demenza o gli stati di coma.


L'ISO Universale sarebbe formato, tra gli altri, dai seguenti archetipi corporo-sonoro-musicali:

1) Il battito cardiaco, con la sua struttura di base del ritmo binario.


2) I suoni di inspirazione ed espirazione.


3) I suoni dell'acqua.


4) Il vento


5) Il ritmo del camminare, trottare, correre.


6) I movimenti ancestrali


8) I sistemi di messaggi degli animali, soprattutto delle balene e dei delfini (osservato nei malati

autistici, che sono soliti imitare il suono di questi animali e sono attratti dagli stessi).


9) A tutti questi suoni, prototipi primitivi, se ne andarono via via aggiungendo altri nuovi, che

l'evoluzione stessa della razza, della civilizzazione e della cultura a poco a poco introiettarono

nell'individuo:


a) i suoni emessi attraverso tubi, come il corno, le canne di bambù o dei sonagli


b) La comparsa degli intervalli, delle melodie e di certe scale, ad esempio la scala pentatonica, dal

momento che forma parte delle canzoni infantili. A nessuna madre si insegna a cantare una nenia

tuttavia, in modo istintivo, compaiono gli intervalli di seconda e terza minore.


10) il silenzio e le pause.


L'Iso Universale (IU) allora, è l'identità sonora dinamica che caratterizza tutti gli esseri umani,

indipendentemente dai contesti sociali, culturali, storici e della sua psicofisiologia. Queste energie

che formano gli archetipi sonori si trovano in perpetuo movimento e pause che danno l'alternanza

dell’apparizione del suono.


Sulla base di questi prototipi sonori comincia a formarsi l'ISO Gestaltico (IG).


Viene chiamato gestaltico, prendendo il significato dalla parola tedesca, per identificare un cumulo

di energie sonore che rappresentano la caratteristica del singolo, individualmente e nella sua

totalità. Vale a dire che la differenza con l'IU è che quest'ultimo lo ritroviamo identico in tutti gli

esseri umani mentre l'IG è patrimonio del singolo individuo e lo distingue da tutti gli altri.


Questa nuova identità sonora si andrà formando a partire della storia del proprio embrione in

gestazione.


Tutti i fenomeni sonori, di movimento, gravitazionali e del silenzio in cui è immerso l'embrione, che

quest'ultimo percepisce e da cui è stimolato, si vanno ad accavallare alle strutture dell'IU e si

andranno separando per formare l'IG.



L'IG, durante i nove mesi di gestazione si nutre di tre grandi fonti:

1) Tutti i suoni che circondano la madre durante la sua gestazione e che giungono al feto

attraverso il liquido

amniotico: a) Voce del padre e altre voci b) rumori del contesto sociale c) musica, cultura e folklore

d)Vibrazioni non identificabili e) Fenomeni acustici diversi f) Movimenti di pressione, tensione e

distensione g) Le pause e i silenzi.



2) Dall'interno del corpo della madre: a) Voce della madre b) ritmi e suoni di inspirazione ed

espirazione c) Il battito del suo cuore d) Il fruscio (scricchiolio) delle pareti uterine e) i rumori

intestinali f) Suoni articolari e muscolari g) Suoni propri del funzionamento globale dell'organismo

h) I movimenti gravitazionali i) Altri fenomeni sonori non identificabili j) Le pause e i silenzi



3) Dall'inconscio della madre all'inconscio del feto.


Dobbiamo tenere presente questo canale che unisce l'inconscio della madre con l'inconscio del feto

dal momento che questo canale molto particolare si mantiene con la madre nella vita post-natale

durante gran parte dei primi mesi di vita e in seguito si va atrofizzando a causa delle invasioni degli

altri stimoli che finiscono con l’annullarlo, ma può tornare a fluidificarsi con certe persone con cui si

installa una comunicazione profonda e regressiva come, ad esempio, durante gli stati di

innamoramento, o stati psicotici etc.


Questo canale può anche venire recuperato in certi vincoli terapeutici non verbali.


Un aspetto particolare di questi nove mesi di vita è che alcuni di questi fenomeni ritmico-sonori e di

pause penetrano nell'interno del corpo del feto attraverso il cordone ombelicale.


Il flusso sanguigno che è penetrato, accompagnato da tutti questi fenomeni, è associato con gli

elementi vitali del feto, perché attraverso questo ritmo binario e le sue pause si produce la

termoregolazione, la nutrizione, l'ossigenazione, ovvero la vita stessa del feto. Così, cambiamenti

di questo ritmo binario, come può essere una serie di extrasistole, può significare per il feto un

cambiamento delle sue sensazioni di vita o di morte.


L'osservazione clinica ci mostra che il ritmo binario tranquillizza e diminuisce l'ansia e la sensazione

di allarme, mentre una discontinuità può produrre un'alterazione del suo stato emozionale.


Nella vita extra uterina rimane una parte di queste sensazioni cinestesiche che furono intense

durante la vita fetale.


Io credo che il feto possieda un sistema unificatore di percezioni che gli consente di avere una

sensazione unica dalla somma di tutti questi stimoli che lo penetrano attraverso la pelle, il

movimento del suo corpo e dall'interno dello stesso.


Ricordiamo che in questa fase il feto non ascolta con il sistema uditivo, le sensazioni vengono

ricevute da tutto il corpo e probabilmente da alcune zone più sensibili rispetto ad altre; una di

queste zone è quella del cordone ombelicale che nella vita extrauterina diventerà la zona del plesso

solare.


Un altro aspetto da non dimenticare è che le sensazioni sono reciproche, ossia anche la madre sta

ricevendo dal feto suoni, ritmi, pause che vengono dal battito cardiaco del feto, dai suoi movimenti

etc.


Durante questo periodo, in effetti, si pensa che queste energie non rispondano ad un tempo

cronologico rispondente a passato e futuro. E' un tempo molto particolare, che è il tipico tempo

presente e unico che riassume tutti i tempi e che li mantiene uniti in ogni istante.


Il ritmo binario ha un aspetto particolare perché, nella sua ripetizione, imita permanentemente i

due primi battiti cardiaci, come l’inizio della vita in quanto struttura umana.


Mantenere insieme tutti i fenomeni dalle sue origini, come un unica sensazione, li colloca in una

dimensione che non ha la logica del pensiero strutturato: il pensiero logico deve dividere i

fenomeni per capirli.


Tutte le energie appartenenti all'IG sono impregnate dall'eredità di quest'individuo particolare.

Questa eredità corporo-sonoro-musicale e del silenzio, sarà presente in ogni espressione non

verbale dell'individuo. La comunicazione tra la madre e il suo feto è la prima e più vera

comunicazione non verbale. Le espressioni della personalità di un individuo nella comunicazione

non verbale sono basate su tutte e su ognuna di queste orme (tracce) che rimangono nella nostra

memoria.


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E' durante la fase materno-fetale che comincia a crearsi l'ISO in Interazione (II).


L'ISO in Interazione (II) riassume il cumulo di energie che caratterizzano la relazione, il vincolo tra

due o più persone.


Così come tra la madre e il suo feto c'è un flusso permanente di sangue attraverso il cordone

ombelicale, così è anche dal punto di vista della comunicazione non verbale.


Questo canale energetico di comunicazione, stabilendo codici impercettibili tra entrambi, sarà il

cammino che verrà ulteriormente usato tra la madre e il suo neonato per comunicare ed è quello

che rimarrà impresso nella mente per facilitare il processo di comunicazione verbale.


Tutti i fenomeni che accadono durante il parto e durante la nascita confluiscono nell'IG.

Uno dei processi più importanti della psiche umana e che modella la personalità è la necessità di

scaricare le tensioni prodotte da quest’accumulo energetico che tendono a liberarsi fino alla

coscienza seguendo ciò che Freud chiamò il principio del piacere. Un elemento che definisce la

personalità di un individuo è il modo in cui sfoga le sue energie trattenute.


Dopo la nascita, le energie in perpetuo movimento costituiscono un movimento che tende a

scaricarsi sulla coscienza.


In questo percorso verso la coscienza si configura il pre-cosciente. Nel pre-cosciente appaiono i

meccanismi di difesa, le regole morali, i comandi, il super io, la temporalità, la logica, il principio di

contraddizione. Questi elementi sono preparatori alla comunicazione digitale. Durante questa fase

di formazione del pre-cosciente, il neonato è sommerso dalle fonti sonore, da vibrazioni e dal

silenzio dell’ambiente che lo circonda, dalle manifestazioni dell'ecosistema, dagli impatti della

cultura della stessa istituzione che seguì la nascita e in seguito dagli usi e costumi propri della sua

famiglia (le sue abitudini, i suoi riti, la sua routine, la sua cultura).



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Tutti questi fenomeni che fanno anche parte del non verbale li chiamiamo l'ISO Ambientale (IA).

Questo impatto dell'ISO Ambientale formerà parte nel pre-cosciente del neonato con l'ISO

Culturale (IC).
Per tanto l'IC è il cumulo di energie che si condensano nel pre-cosciente e che

caratterizzano la cultura in cui si inserisce l'individuo. Queste energie si uniscono a quelle che

provengono dall'inconscio e cercano di scaricarsi verso la coscienza.


Tutte queste energie si liberano attraverso l'espressione non verbale del neonato.


Quindi, le espressioni di un individuo sono le condensazioni delle energie pertinenti all'IU, IG e IC.


Le forme d’espressione di questi ISO, il modo che hanno di liberare queste energie, sono il

patrimonio della personalità dell'individuo. Della sua vera personalità.


Una caratteristica particolare di queste energie è che nel passaggio o anche nella formazione di

alcune di queste nel precosciente non sono influenzate dal super io, né da meccanismi di difesa e

per tanto emergono vergini, pure come espressione vera della personalità.


Al contrario di quanto succede alle energie della comunicazione digitale e verbale, che si sono

strutturate e invase da meccanismi di difesa e dal super io.



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Le energie degli ISO non viaggiano a senso unico ossia non solo si scaricano nella coscienza, ma

dipendendo dalla forza che le spinge hanno diverse direzioni.


Così come c'è una tendenza verso lo sfogo, dovuto basicamente alla forza impulsiva di

comunicazione dell'essere umano, così ci sono energie che ritornano e sono percepite dalle forze

dell'altro che cerca di comunicare e che entrano dal cosciente o dal corpo dell'individuo e fanno

impatto nell'IC, IG e IU, in modo tale che c’è un nutrimento e una crescita mutui tra gli ISO.


Perché questo si verifichi. è necessaria la presenza dei canali percettivi e della comunicazione.


Il termine “canale” deriva dal latino e si riferisce a qualunque condotto del corpo.


Anche il termine “comunicazione” deriva dal latino e si dice del passaggio di alcune cose con altre,

ciascuno dei mezzi con cui sono unite dette cose.


Perché questi ISO si formino e permangano in movimento continuo e si producano i cambiamenti

energetici, è necessaria la presenza di infiniti canali di comunicazione. Questi canali sono i percorsi

da cui passa l'energia in entrambi i sensi e che alimenta le une e le altre fonti energetiche.


C’è una distinzione tra due tipi di canali attraverso i quali passano queste energie. Il canale

percettivo e il canale della comunicazione. Il canale percettivo è quello attraverso cui circola

l'energia sonora che proviene da fonti inanimate.


Esempio: il feto riceve attraverso il liquido amniotico il rumore di un clacson, il ritmo di un treno, la

vibrazione del motore di un aereo o la musica che proviene da un CD, oppure è pervaso da alcuni

aspetti sonori dell'ISO ambientale.


Questi suoni hanno un'energia che è caratteristica del suono propriamente detto e della sua

vibrazione. Il canale di comunicazione è quello per cui circola l'energia sonora che proviene da fonti

animate. Significa che parte dall'IU, IG, IC dell'altro, che cerca o che è spinto alla comunicazione.

E' certo che, in fine, le energie che vengono attraverso canali percettivi, una volta che arrivano al

nucleo degli ISO si confondono con le altre e si mescolano per trasformarsi successivamente in

fonti di energie che passeranno attraverso i canali di comunicazione.


Tutta l'energia espressiva, che tende a liberarsi fino alla coscienza dell' individuo, sarà incanalata

attraverso un canale di comunicazione. Nei casi più regressivi, come il grido di un autistico o le

tensioni muscolari di un paziente in coma che sembrerebbero non avere un obbiettivo di

comunicazione diretta, anche questi viaggiano attraverso un canale di comunicazione.


Sono questi i canali di comunicazione attraverso cui passano i codici non verbali. Il suono in un CD

di un Clacson viaggerà attraverso canali percettivi che stimolano e incontrano gli ISO, ma non

comunicano.


Quando un padre mette un CD perché il figlio autistico possa ascoltare, lo stimolo sonoro entra

attraverso un canale percettivo. Queste energie potranno andare ad impattare alcuni nuclei di suo

figlio e potranno anche provocargli piacere, ma in nessun modo si tratta di un canale vincolare.

Anche questo fa la differenza tra ascoltare musica da un CD e ascoltarla durante un concerto.


I canali di comunicazione durante un concerto portano tanto l'energia dell'esecutore che quelle che

fanno parte degli ascoltatori. E questo provoca in seguito la risposta che può essere l'applauso, i

movimenti del corpo, la tosse e altre manifestazioni che sono inviate tramite detti canali.


Nel pre-cosciente, dove si trovano le energie pertinenti all'IC, e a causa dell'intercambio energetico

che proviene dall'esterno e impatta con gli ISO, in determinati momenti si genera un'identità

sonoro-corporea sonoro-musicale e di silenzio, che è relativa e provvisoria e che chiamiamo

ISO Complementare (ICO).


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ISO Complementare

Questo cumulo di energie appare e scompare a seconda dello stato d'animo dell'individuo e delle

relazioni che si stabiliscono con gli altri. Significa che ha a che vedere con l'ISO in Interazione e con

i canali di comunicazione.


Quest'ISO Complementare può essere completamente diverso dall'ISO gestaltico che caratterizza

quell’individuo.


L'importante è capire che l'ISO complementare appare e scompare giornalmente ed è impregnato

di tutti i fenomeni energetici che provengono dagli altri ISO.


In conclusione, l'ISO è un concetto psico-corporale dove si integra la cultura con la persona.


E' un'identità multisensoriale che non concerne solamente il suono, la musica, il movimento, il

silenzio, ma anche i gesti, gli odori, le carnagioni, la temperatura e molti altri canali ancora

sconosciuti che formano parte del contesto non verbale.


E' un albero con infinite radici del quale vediamo soltanto le foglie. E' una spirale che trascende e

va verso l'altro. E' qualcosa all'interno ma che si trova anche fuori e risuona permanentemente.

L'ISO può considerarsi come metafora della personalità. A partire dalla nascita si crea il grande

spazio vincolare o relazionale tra un individuo e l'altro o gli altri.



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Questo spazio appartiene al contesto non verbale. Qui è dove si trova l'ISO in Interazione, che è

l'unione di entrambe le spirali.


L'ISO in Interazione caratterizza il vincolo tra le persone. L'Ii avrà a che fare anche con gli ISO

Complementari con cui sta comunicando.



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All'ISO in Interazione si accoppierà l'ISO famigliare, l'ISO ambientale e tutti i codici non verbali che

lo circondano e invadono lo spazio vincolare. Lo spazio vincolare è formato da infiniti codici che

costituiscono il contesto non verbale e in esso dobbiamo osservare con attenzione oggetti e

fenomeni che si allacciano tra di loro per complementare e fare parte dell'ISO in Interazione.


Tra quelli, nello studio dell'oggetto intermediario, noi analizzeremo l'oggetto transizionale, il

transfert e il contro-transfert, la regressione, i rituali, il fenomeno totemico, la transtemporalità e il

processo terziario.


Quando osserviamo la comunicazione tra la madre e il suo neonato, scopriamo elementi che vanno

a favorire il passaggio di queste energie dall'ISO in Interazione da un lato all'altro.


Il primo elemento che favorisce questo è proprio il corpo della madre che attraverso i suoi

movimenti, le tensioni e le distensioni della sua muscolatura, i suoi contatti, le sue carezze, le sue

labbra, le sue mani e la sua voce, l'odore, la temperatura e la carnagione della sua pelle, la

percezione del polso ritmico, si manifesta, si libera, si comunica.


Tutto questo fluidifica i canali di comunicazione non verbale con il suo bambino.


Lentamente, la madre cerca oggetti inanimati che sostituiscano tutte queste parti del corpo, come

prolungamento dello stesso e con funzioni simili. Usa i sonaglietti, un fazzoletto, le foglie di un

ramo, toccherà ripetutamente qualche oggetto della quotidianità alla sua portata in quel momento.


Con questi oggetti cercherà di imitare come un'eco gli stessi suoni e i movimenti del suo bambino.

E' come se la madre dicesse: sono qui! ti capisco e te lo dimostro, imitando esattamente ciò che tu

mi hai comunicato!


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Questi primi elementi di comunicazione li chiamiamo Oggetti intermediari.


Viene chiamato oggetto intermediario ogni elemento che favorisca il passaggio delle energie

corporee sonore e musicali, con intenzionalità di comunicazione da un essere umano all'altro.


L'oggetto intermediario ha precisamente lo scopo di fluidificare i canali di comunicazione.


Il primo oggetto intermediario è proprio il corpo della madre, dopo di che seguiranno gli elementi

che saranno il prolungamento di questo corpo.


La prima struttura di comunicazione che appare nello spazio vincolare è l'eco.


L'oggetto intermediario gode di tre fasi evolutive: La prima tappa ha a che fare con l'IU e L'IG

della madre. In questo caso sono oggetti semplici con espressioni sonore primitive, pure, che

producono suoni imitativi pre-verbali.




Esempi:

a) Il passaggio di aria attraverso un tubo

b) Percuotere una membrana con un ritmo binario


c) La sonorità di elementi che sbattono tra loro all'interno di una cavità.



La seconda tappa è quando il neonato diventa un lattante, allora lui e gli oggetti intermediari si

rendono indipendenti dal corpo della madre e si connettono con gli IU,IG e IC del bebè.


E' in questa tappa che l'oggetto intermediario comincia ad avere caratteristiche proprie di ogni

personalità.



La terza tappa si stabilisce con lo sviluppo dell'ISO in interazione con la figura paterna. In questa

fase l'oggetto intermediario è influenzato dagli IC che circondano il bambino.


Quando un oggetto intermediario consente la comunicazione tra più di due persone lo chiamiamo

oggetto integratore.



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Dinamica delle energie degli ISO

La persona tende a scaricare le energie provenienti dai suoi ISO verso l'esterno.

Lo sfogo può essere verso la coscienza attraverso infinite espressioni del corpo della persona.


Queste energie andranno a formare parte degli infiniti codici che rappresentano il contesto non

verbale, che pervade lo spazio relazionale e vincolare tra due o più persone.


Tra questi codici troviamo il codice gestuale, mimico, sonoro, musicale, del movimento, del silenzio

olfattivo, della temperatura e tanti altri, infiniti, che ancora non siamo in grado di riconoscere.


Possiamo anche dire che il codice verbale appare nel non verbale dal momento in cui le parole

hanno la loro forza comunicativa grazie all'analogico, ossia all'intonazione, il timbro, la

modulazione, l'altezza, il volume, l'intensità etc.


E' così che l'altro percepisce, sente, vede, tocca, ascolta tutte queste energie che trasmettono le

emozioni e gli affetti, attuali, ancestrali, originali, primitivi, che descrivono la personalità dell'altro.


Tutte queste energie corporo-sonoro-musicali sono al servizio dell'espressione del desiderio, il

volere, il sentire l'altra persona. Queste energie sono rivolte a creare un impatto negli ISO

dell'altro o degli altri.


Questi ISO pervasi dell'energia dell'altro, impattano nei cumuli di energia e provocano la

liberazione delle energie condotte dagli stessi canali di comunicazione o attraverso altri nuovi, e

utilizzando lo stesso oggetto intermediario ritornano al primo.



In questo modo si produce un'andata e ritorno di alimentazione, retro alimentazione e variazione

energetica degli ISO, che si nutrono, si strutturano e si disfano in permanente intercambio.


Questo provoca il piacere della comunicazione. Il piacere dato dalla scarica e ricarica delle tensioni,

dalla ripetizione dei fenomeni, dal riconoscimento attraverso l'eco, l'imitazione, la domanda, la

risposta e il dialogo.

Le infinite forme per realizzare questa scarica nel non verbale costituiscono il riconoscimento della

personalità di ogni individuo.



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La prima forma per stabilire un canale di comunicazione è l'eco. L'eco richiama il riconoscimento

dell'altra persona.


E' come entrare in risonanza con l'altro, fare un'alleanza, entrare in sincronia, realizzare il primo

reincontro.

Per Cosnier l'"ecoizzazione" è un'attività allo specchio che si sviluppa tra due persone che agiscono.


Per questa ragione l'ecoizzazione si basa sull'empatia.



Cosnier descrive 3 tappe cronologiche:

- l'ecoizzazione arcaica del mimetismo affettivo (essere lo stesso).

Questa è la prima tappa di comunicazione che possiamo chiamare dell'eco, dove la madre fa l'eco

degli stessi elementi espressivi, corporei, sonori musicali e del silenzio che emette il bambino,

anche attraverso le espressioni sonore, gestuali, mimiche: ecolalia, ecomimica, ecopraxia.


E' come dire: "Io ti ascolto, ti percepisco, ti riconosco".


- La seconda tappa di Cosnier è quella dell'ecoizzazione primaria, con empatia di affetti e empatia

di azione (stadio dell'agire in modo simile). E’ la tappa della comunicazione che chiamiamo

dell'Imitazione, in cui la madre non fa piu' esattamente le stesse espressioni corporeo sonoro

musicali, né gli stessi gesti o mimi, bensì altri, simili a quelli che fa il suo bambino.


Imitarlo significa dirgli: "Io continuo a riconoscerti e ascoltarti e a percepirti, ma rispondendoti

aggiungo alcune cose che mi appartengono perchè anche tu possa cominciare a riconoscermi".



- La terza tappa di Cosnier è l'ecoizzazione secondaria o transitoria, con empatia dell'affetto,

empatia dell'azione ed empatia del pensiero (stadio dell'agire come se).



Qui inizio la fase della domanda-risposta, in cui la madre gli risponde con elementi che le ha dato il

suo bambino, ma nella sua risposta appaiono nuovi messaggi che si mischiano con  suoni, gesti,

mimi e movimenti che ha prodotto il suo bebè.


E' come se gli dicesse:"ti ho percepito, ti ho riconosciuto però voglio dirti quest'altro che ha molto a

che vedere con quello che mi hai detto", è qui che funziona la dinamica degli ISO di entrambi.

Subito dopo segue la quarta fase: del dialogo sonoro, in cui la madre risponde con qualcosa di

totalmente distinto e a volte addirittura il contrario di ciò che ha detto il suo bambino. E' come se

gli dicesse: "Ti ho percepito, ti ho riconosciuto, ti ho ascoltato, però ti rispondo discordando con

quanto mi hai detto".



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Nelle quattro tappe della comunicazione non verbale bisogna sempre avere nella risposta una certa

similitudine che consenta la riassicurazione, l’omeostasia, la stabilità dell'interazione.


Tutti questi fenomeni accadono all'interno dello spazio che circonda entrambe le persone. La

spirale in ebollizione, presente in ogni essere, trascende il suo corpo e si mischia con la spirale

energetica dell'altro.


Questo succede nello spazio che alcuni chiamano spazio relazionale, e che per noi è lo spazio

vincolare perchè in esso si struttura l'iso in interazione. E' lì che si consolida la nozione del tempo e

dello spazio che caratterizza la personalità di coloro che si stanno vincolando.


La personalità viene proiettata solo in funzione della relazione. Non c'è possibilità di riconoscere la

personalità di un essere umano, se non grazie alla relazione con l'altro o gli altri, come non c’è

possibilità di riconoscere gli ISO se non grazie agli ISO in interazione.


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In questo spazio vincolare fa la sua apparizione la Regressione.

Si intende, per regressione, un ritorno del comportamento verso un antico modo di soddisfazione.

Uno dei grandi stimoli per la regressione è precisamente lavorare in un contesto non verbale. Per

questo, la musicoterapia pone la reazione del paziente con il musicoterapista nel vissuto di

situazioni materno-infantili o paterno-infantili o fraterno-infantili o a volte fetali-materne. In

musicoterapia la regressione è un fenomeno bipersonale.



Tutte e due, paziente e musicoterapista, regrediscono, vivono nel contesto non verbale, nella

comunicazione analogica, le stesse condotte infantili o arcaiche.


Questa è l'enorme differenza tra una regressione provocata dai farmaci o dall'induzione passiva

per l'ascolto forzato di fenomeni musicali e la regressione bipersonale della musicoterapia.


Nel primo di questi due casi si produce una pericolosa regressione passiva del paziente difficile da

contenere.

Invece la regressione bipersonale ha luogo condividendo la comunicazione analogica di una

sessione di musicoterapia, in cui entrambi si mettono in relazione: il paziente rivivendo e

risuonando le sue usanze infantili o fetali ed il musicoterapista condividendo con il paziente questi

usi.


A sua volta il Musicoterapista è contenitore della situazione. Il MT sostiene la coscienza e la

temporalità del fenomeno.


Questo è ciò che permette di interagire con le condotte infantili del paziente. Per questo il MT deve

passare attraverso esperienze personali di entrata e di uscita dal fenomeno di regressione, cosa

che gli permetterà di capire e accompagnare i suoi pazienti attraverso cammini similari.



Un MT timoroso dei processi regressivi impedirà la regressione dei suoi pazienti e cercherà di non

fronteggiare le regressioni degli stessi. Questa situazione conflittuale fa sì che si relazionino e si

intellettualizzino strutture musicali che il MT giustifica e che sono semplicemente difese per non

entrare nei percorsi temuti. Si tratta per lo più di concetti romantici, concepiti circa 40 anni fa e che

tuttora persistono, per fini soprattutto commerciali, e continuano a farsi chiamare impropriamente

"musicoterapia". Sono semplici melodie e ritmi che rallegrano l'ambiente che circonda il paziente.

La musicoterapia non deve essere un elemento di nutrizione lattea come il seno materno di fronte

al neonato. La musicoterapia deve essere uno strumento che permetta al paziente di creare le sue

necessità e le sue frustrazioni e di raggiungere il proprio sviluppo. Io credo che l'unica vera

resistenza come concetto di barriera perchè non passino i fenomeni di comunicazione è quando in

Musicoterapia il MT sta cercando di usare la parola, ovvero di passare dall'analogico al digitale

senza mettere in mezzo un obiettivo definito.


La sessione di musicoterapia si muove in una spirale in cui l'individuo, o gruppi di individui, si

muovono e rivivono insieme con il loro terapista i fenomeni di condotta infantili e arcaici.


L’esperienza clinica ha aiutato a riconoscere che l'ISO in nessun modo resta circoscritto al

fenomeno sonoro-musicale.



Il corpo ne è totalmente coinvolto e per questo ne sono compromessi tutti i sensi. Questo è il

motivo per cui si parla di ISO come di un concetto multisensoriale. Significa che il MT non solo

cerca di rivivere con il suo paziente i suoni fetali, neo-natali e infantili, ma che intervengono e

integrano il sistema di comunicazione anche il movimento, gli odori, la carnagione, le forme, i

colori, la temperatura, lo spazio, e questo compromesso corporale si converte in comunicazione

non verbale come caratteristiche di massa.


Questo è un impatto molto forte e produce un consumo energetico per il corpo del

musicoterapista. Per questo è più facile per un MT condividere con un paziente una sinfonia di

Mozart che divincolarsi attraverso il corpo e i fenomeni non verbali che accadono.



L'ISO lo inquadra nel contesto musicoterapeutico, il setting, gli strumenti, il corpo stesso del

musicoterapeuta, la sua attitudine i suoi movimenti, i suoi oggetti, le sue espressioni, i suoi odori e

altri infiniti codici che riassumono il contesto non verbale e che ancora non siamo in grado di

riconoscere a sufficienza. L'ISO, allora, non può essere riconosciuto se non attraverso due o più

persone.


Tornando dunque al concetto di regressione, si può dire che la regressione è il fenomeno in cui

confluiscono tutti i vincoli, siano questi affettivi, emozionali o terapeutici. Se pensiamo, come

Freud, che il processo primario siano le caratteristiche delle energie incoscienti, ovvero

l'atemporalità, mancanza di logica e assenza di principio di contraddizione, e che processo

secondario siano le caratteristiche del precosciente, ossia l'apparizione della temporalità, la logica e

il principio di contraddizione, possiamo pensare, come Fiorini, che nello spazio relazionale si

produce il processo terziario, ossia la transtemporalità. Questo significa che nello spazio vincolare si

possano dare nello stesso tempo la temporalità e l'atemporalità, la logica e il principio di

contraddizione, così come, nello stesso tempo, l'assenza degli stessi.


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Alla radice di questo fenomeno si producono il transfert e il controtransfert in una situazione

terapeutica.


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In questo stesso spazio vincolare merita un’attenzione speciale il codice del silenzio. E'

indubbio che non esista il silenzio reale. Stiamo sempre parlando del silenzio relativo.



Potremmo dire che ci stiamo riferendo alla pausa. Nel non verbale il silenzio significa dare spazio

all'altro e dare spazio all'altro significa: ascoltare, udire, percepire, sentire, apprendere, odorare,

gustare, aspettare, attendere, etc. Il non verbale è composto da infinite pause. Senza silenzio non

c’è possibilità di comunicazione. Così come non c'è la possibilità dell'esistenza della musica. Per

questo al Prof. Benenzon piace definire la musica come "l'arte di combinare i silenzi".



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Ma non possiamo parlare del silenzio se non lo colleghiamo alla nozione di tempo. Il filosofo

Abraham Heschel diceva a proposito del tempo:" la civilizzazione tecnica è la conquista dello spazio

da parte dell'uomo.”


E' un trionfo frequentemente raggiunto attraverso il sacrificio di uno degli ingredienti essenziali

dell'esistenza: il tempo. Nella civilizzazione tecnica perdiamo tempo per vincere spazio e l'aumento

del nostro potere nel mondo dello spazio si converte nel nostro obbiettivo principale. Però, avere di

più non significa essere di più.


Il potere che raggiungiamo nel mondo dello spazio si arresta bruscamente di fronte ai limiti del

tempo. Ma il tempo è il cuore dell'esistenza."...e più avanti dice: "Esiste un regno del tempo il cui

obiettivo non è avere ma essere, non è possedere ma dare, non è dominare ma condividere, non

è sottomettere ma accordarsi".



C'è un pregiudizio molto radicato in psicologia e tra gli psicologi. Fa riferimento al concetto di

Freud: la cura è rendere cosciente l'inconscio e questo si può fare solo attraverso la parola.


Noi ci chiediamo: -Chi ha detto che attraverso il non verbale non si possa rendere cosciente

l'incosciente?- Crediamo che si possa rendere cosciente l'incosciente utilizzando tutti i fenomeni e i

codici che integrano il non verbale. In primo luogo perchè accada il fenomeno di rendere cosciente

l'incosciente esclusivamente nel non verbale, è necessaria la presenza di due persone. L'individuo

arriva a capire tutte le difficoltà attraverso il processo di una relazione. E' l'esperienza condivisa

quella che cambia.



La necessità di utilizzare immancabilmente il verbale sembra essere una difesa dei terapeuti di

fronte alla regressione e al silenzio. Il silenzio è l'aspetto più vulnerabile della comunicazione non

verbale. Silenzio viene dal latino silentium: astenersi dal parlare, mancanza di rumore.


L'MPT deve lavorare specialmente con il silenzio. Al Prof. Benenzon è sempre piaciuto utilizzare la

seguente definizione di Musicoterapia: "La musicoterapia è l'arte di armonizzare i silenzi e le pause

per permettere la comunicazione" Ascoltare è una funzione che si basa sulla relazione di contrasto

tra il silenzio e il suono. un buon MPT è colui che sa ascoltare e maneggiare i silenzi.


Il silenzio è la prima espressione del paziente di ascoltarsi e riconoscersi e riconoscere l'altro. E'

come se l'MPT dicesse: -"Io ci sono ma farò una pausa perchè possa esserci anche tu"- Quando

comincia una sessione di musicoterapia è frequente trovare che uno dei due indistintamente, Mt o

paziente, avvertano la necessità di produrre rapidamente una sonorità per riempire lo spazio e il

silenzio nel tempo che si stabilisce. Ma il più delle volte è il Mt che non riesce ad aspettare e quindi

interrompe lo spazio e il tempo necessario perchè il paziente si esprima. Cosa succede?: il paziente

emette le prime espressioni e il MPT non può sopportare lo spazio e il tempo

del silenzio che segue questa prima espressione. Sente una compulsione a rispondere, nella

propria esigenza proiettata sul paziente. E' come se dicesse: "Devo rispondere a quanto mi hai

espresso altrimenti sento che non mi riconosci o che mi stai escludendo dalla relazione" (Il

fenomeno dell'isolamento). Tra l'espressione e la pausa è consentito interagire, come tra amore e

odio, tra bene e male, tra bello e brutto, tra io e non-io, ed e' in questa scissione che comincia il

riconoscimento.


E' come se il MPT dicesse: "Ti riconosco però io sono diverso da quello che tu proietti su di me, ti

piaccia o no" Una forma per valutare questa relazione la costituisce il silenzio. Il silenzio gioca un

ruolo essenziale nella musicoterapia.


Il silenzio riporta al periodo dell'assenza, dell'abbandono, dell'assenza dell'altro. Il silenzio permette

di ascoltare altre cose, soprattutto ascoltare senza lo stimolo. Il silenzio forma parte della ferita

narcisista. il silenzio mi fa temere che io non esista, o che si potesse pensare che io non esisto. Il

silenzio mi avvicina alla morte. il lavoro nel silenzio pone l'MPT in situazioni di rischio, ma permette

oggettivare molto più chiaramente l'affettività, le emozioni, la condotta, le caratteristiche del

paziente.



Il silenzio rappresenta un'apertura alla creatività del paziente. Il silenzio provoca l'accettazione

dell'altro e della differenziazione tra l'io e il non io che culminerà la posizione depressiva.

Probabilmente questo è il nucleo attraverso il quale la maggioranza dei MPT non riesce a

mantenere il silenzio di fronte all'espressione del paziente. E' evidente che dopo alcuni minuti,

durante i quali si è mantenuto il silenzio, il paziente può compiere il cammino che lo porterà a una

posizione depressiva; questa situazione sara' d'impatto alla posizione depressiva del MPT che non la

può accettare in se stesso.


Nel non-verbale, è molto difficile il riconoscimento assoluto dell'altro, in quanto individuo separato

capace di rispettare la specificità e la caratteristica propria dell' interlocutore.


L'MPT deve camuffare questa difesa. Significa la capacità di conciliare la propria autonomia psichica

con il riconoscimento dell'esistenza dell'altro. In questa doppia polarità si muove l'MPT con il suo

paziente.


Il paziente è fonte di soddisfazioni, ma in altri momenti è portatore di frustrazioni, assenze, limiti,

che la sua esistenza impone al MPT. Il contesto non verbale permette di sviluppare ciò che il Prof.

Benenzon chiama le 3 S:

Simmetria, Simultaneità e Similitudine.



Simmetria: una relazione che si stabilisce nel non verbale colloca le 2 persone in una situazione

regressiva, ossia possono ripetersi le relazioni paterno-infantili o materno-infantili o

fetali-materne.etc. dipendendo dalla storia personale di quelli che fanno parte del vincolo. Ma il

contesto non verbale, dato il sistema corporo-sonoro-musicale che stabilisce produce rapidamente

un equilibrio della relazione collocandolo in un piano di simmetria per entrambi. Per questo si dice

che il musicoterapista sviluppa un doppio ruolo, quello del regredire e accompagnare il paziente in

questo vincolo simmetrico e dall'altro lato restare in uno stato di assimetria nel quale cominciò il

vincolo.


Simultaneità: l'uomo quando usa la comunicazione digitale, produce dicotomie di percezione. Per

natura, i fenomeni energetici sono percepiti attraverso un sistema unitario di percezione. E' sempre

la multisensorialità ciò che caratterizza il sistema di comunicazione. Nel non verbale i sistemi in

spirale di comunicazione energetica si confondono nel vincolo di entrambe le persone e questo

permette che si possano esprimere nello stesso momento: sicuramente attraverso vari canali di

comunicazione. Ma questi diversi canali possono essere percepiti simultaneamente. Ciò accade solo

nella comunicazione analogica, non è possibile nella comunicazione digitale.



Similitudine: un'altra caratteristica che rende più fluido il sistema, è che i fenomeni espressi

abbiano molti aspetti in comune, anche se il dialogo stabilito è discordante, la similitudine delle

energie chiamate in causa fa si che la percezione sia facilitata. La ripetizione attraverso l'eco,

l'imitazione, porta a poco a poco alla domanda e alla risposta, in cui la risposta ha sempre

qualcosa di simile alla domanda e in fine al dialogo. La musicoterapia è il dialogo non verbale tra

gli esseri umani che permette l'integrazione e il miglioramento della qualità di vita.